di TOMMASO VERGA

OLTRE LA META’ DEI cittadini ha scelto di non votare. L’altra parte ha depositato nell’urna schede variegate – effetto della polverizzazione dovuta alla pletora delle liste – che potrebbero avere come più impressionante effetto la sostanziale scomparsa di Forza Italia dal panorama politico cittadino. Nel momento in cui il partito di Berlusconi dava segni di rianimazione nel contesto delle amministrative nazionali. Tra due settimane, al termine delle procedure delle elezioni Guidonia Montecelio, si vedrà se Arianna Cacioni sarà o meno accompagnata da Alessandro Messa, di Fratelli d’Italia-An: da candidato sindaco senza tentennamenti alla riduzione allo stato semilaicale. Ugualmente a destra, invece sicuro l’ingresso in Consiglio comunale della salviniana Giovanna Ammaturo.

Relazione tra gli accadimenti? Possibile, persino probabile. Che l’elettorato abbia punito gli azzurri ci sta tutto. In fin dei conti, le disavventure giudiziarie hanno un capofila, l’ex sindaco Eligio Rubeis, non solo nell’abito di amministratore locale ma anche in quello di dirigente di partito. Il fedelissimo  (forse ex) del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, contemporaneamente alla direzione del palazzo di Guidonia, è stato commissario di Fi a Tivoli riuscendo persino a riproporre la candidatura (vincente) di Sandro Gallotti.

Nella provincia, le percentuali dei renziani in media al 12 per cento. Se consola…

E l’opposizione? Se Sparta piange Atene non ride. Si consideri il Pd. Il 17,6 per cento segna il punto di caduta più basso della storia, dal Pci ai renziani; nel 2014 Domenico De Vincenzi attestò il partito al 25,51. Emanuele Di Silvio va al ballottaggio grazie alle liste dal confuso “colore” politico delle quali s’è circondato, dagli alfaniani di Michele Pagano e Maurizio Lotti (il ritorno…) ai seguaci di Arturo Scotto (Mdp). Suffragi nelle elezioni Guidonia Montecelio, del tutto residuali questi ultimi: neanche 400 voti di lista. Si dirà che nel contesto della provincia romana, le percentuali dei democrat raggiungono in media il 12 per cento. Se consola…

Nemmeno il movimento 5stelle può rallegrarsi. I numeri assegnano ai grillini il primo posto della graduatoria tra partiti, 3 punti percentuali sopra il Pd, dato che si traduce in 20,6%. Saranno pure ben oltre il 15,78 per cento di Sebastiano Cubeddu del 2014, ma si consideri che alla fine dell’esperienza Rubeis i grillini erano accreditati di una possibile vittoria al primo turno. Ora invece sono costretti al ballottaggio, Michel Barbet vs Emanuele Di Silvio.

Il M5s non può allearsi con nessuno, il Partito democratico cerca consensi decisivi

In teoria, un tête-à-tête senza storia. Perché il “non statuto” vieta ai 5stelle di allearsi con altri partiti o formazioni e quindi l’unica “caccia” aperta riguarda il recupero del voto d’opinione mancato domenica, una stima del quale potrebbe arrivare al 20%. Di contro, il Pd avrà già mobilitato i suoi ambasciatori alla ricerca degli ulteriori suffragi necessari provenienti dalle altre liste. Sui quali potrebbe giocare un effetto determinante l’apparentamento, la formula elettorale che si traduce in un “posto al sole” per il partner consenziente (assessorati, presidente del Consiglio, capi delle commissioni, eccetera). Di Silvio, in questo senso, avrà già impegnato tutte le poltrone tra le diverse liste. Cosicché, senza apparentamento, appaiono difficili altri sostegni al ballottaggio.

Aldo Cerroni resta fuori dal ballottaggio per 0,90 punti percentuali rispetto a Barbet. L’impressione è che il “capo” delle civiche non abbia colto appieno i segnali dell’elettorato. Una campagna elettorale non del tutto adeguata, uomini e mezzi, alla circostanza. Con, di più, la delusione rispetto a un paio di liste che avrebbero “promesso” molti più voti a differenza di quanto registrato.