(t. ve.) RESIDENTE IN Albuccione, gestore del “Navona suite” a piazza Navona, un hotel di proprietà di Fabio Splendori (arrestati entrambi il 30 gennaio), Alessio Del Vecchio è accusato di aver riciclato 3 milioni di euro provenienti dal traffico di droga. Un capitolo dell'”operazione Jolly” distribuita tra Albuccione, Milano e Londra. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, a differenza dei cinesi meneghini, l’uomo accumulava il contante e provvedeva self service al riciclaggio. Il denaro ricavato dallo spaccio veniva “ripulito”  attraverso operazioni inesistenti compiute con aziende casearie compiacenti mediante un altro imprenditore dello stesso settore, Toni Cornacchione, anch’esso di Albuccione.

La “Cina è vicina”, anzi vicinissima. Alla pari delle percentuali di crescita del Sol Levante, 15 milioni rappresentano il fatturato – ma non è detto sia la cifra definitiva -. Addizionando gli incassi di “lavanderie” e droga tra il 2015 e 2016 si giunge a 18 milioni. Un “giro” al quale hanno messo termine ieri l’altro i carabinieri del nucleo investigativo del Comando provinciale di Roma e delle province di Milano, Bari, Vicenza, Pordenone, Viterbo e Campobasso. Indagini anche a Londra.

Michele Prestipino

Arrestate 20 persone (dodici in carcere, otto ai domiciliari), obbligo di dimora e interdizione dall’esercizio di attività professionali o imprenditoriali per altre cinque, seppure con diverse responsabilità, secondo il procuratore aggiunto Michele Prestipino, tutte indiziate dei reati di “riciclaggio aggravato dalla transnazionalità, autoriciclaggio, impiego di denaro di provenienza illecita, emissione ed utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti”. In quelle città, i militari dell’Arma hanno eseguito un’ordinanza spiccata dal gip di piazzale Clodio su richiesta della Dda capitolina (la Direzione distrettuale antimafia).

L’organizzazione portata alla luce dall'”operazione Jolly”, era strutturata in molteplici divisioni operative. Quella di Milano aveva già riciclato 15 milioni, derivanti dalla raccolta di profitti di appartenenti alla comunità cinese. Soldi sporchi affidati (in contanti) a due imprenditori di Roma, Fabio Splendori e Stefano Taccini, venditore di auto, noto alle cronache per essersi in passato occupato del riciclaggio di denaro risalente a Enrico Nicoletti, il cassiere della banda della Magliana.

A Londra, prestanomi dei cittadini cinesi rientravano in possesso del denaro “ripulito”

Il compito di entrambi, punti di riferimento della comunità cinese di Milano – 15 milioni di euro affidati per il riciclaggio tra il 2015 e il 2016 -, effettuare bonifici bancari e provvedere all’emissione di fatture giustificative. Per operazioni inesistenti com’è ovvio. La trafila prevedeva che, dopo aver incassato, altre società riconducibili alla coppia trasferivano il denaro sui conti correnti di un’impresa con sede a Londra, controllata da prestanomi dei cittadini cinesi che rientravano così in possesso del denaro “ripulito”.

Veicolo del trasferimento un’altra coppia: ancora un venditore di auto, Jacopo Sanvoisin, e il libico Raffaele Gerbi, titolare di una società alla cui dipendenze è il fratello del boss camorrista Michele Senese, le cui gesta recenti risultano i colloqui con Massimo Carminati nel carcere di Oristano. Titolari della “Professional & Partners”, addetta appunto all’emissione delle fatture false.

Sanvoisin era già noto alle cronache perché, in quanto direttore della “Racecars srl”, finì sotto processo per truffa. Secondo la pm Laura Condemi, Sanvoisin avrebbe sottoscritto un contratto per la fornitura di una Porsche al cantante Massimo Ranieri, contratto mai onorato nonostante il versamento di un congruo acconto.

Terzo snodo nevralgico dell'”operazione Jolly”, la città di Pordenone. Che costituiva, secondo l’accusa, il punto obbligato di transito di Stefano Taccini nei rapporti con Adelino Cera ed Emanuela Rosa (marito e moglie; entrambi arrestati). A loro farebbe capo la londinese “Miralux Company Ltd”, sostanzialmente la centrale di riciclaggio a disposizione di chiunque volesse ripulire denaro di qualsiasi provenienza.

In diverse delle operazioni risulterebbero coinvolti Raffaele Gerbi, patron della “Professional & Partners Group Srl (società di consulenza e assistenza legale per il risarcimento danni per lesioni fisiche), e Jacopo Sanvoisin, citato – scrive l’Ansa – nell’ordinanza Mondo di Mezzo come punto di riferimento per “il centro di cointeressenze riferibili al circuito criminale di Massimo Carminati e Giovanni De Carlo”.