Francesco Zadotti; e, dietro, Gianmario Baruchello all’Inviolata; in alto, l’impianto di Tmb di Casale Bussi a Viterbo

di TOMMASO VERGA
E COSI’, DOPO UNA RIUNIONE all’insegna della propaganda, nella quale il tema più sentito è apparso la diatriba tra Virginia Raggi e Nicola Zingaretti (mirabile il “nulla” messo nero su bianco dalla destra locale in un comunicato che ha preceduto l’incontro: si ignora se sia stata chiesta anche l’opinione della neo-aderente-non-si-sa-con-chi Laura Cartaginese). Non sapendo – non leggono nemmeno i giornali –, che la sindaca di Roma e l’assessore regionale Valeriani avevano già in precedenza sottoscritto l’accordo che individua la discarica di servizio alla Tragliatella, nel perimetro della Capitale. Stesso tragitto dei camion che partiranno da Guidonia Montecelio. Visto che, tra un «è colpa tua» e «no, è di quell’altro», l’amministrazione comunale di Guidonia Montecelio ha deciso – nonostante la mancata contrarietà dell’opposizione – l’approdo della monnezza umida nella Tuscia. La smaltirà l’«Ecologia Viterbo srl». Ovvero Manlio Cerroni.
LA FALDA IDRICA DELL’INVIOLATA. Non una novità. Già da un anno e mezzo un geologo – anzi il presidente della categoria nel Lazio –, Roberto Troncarelli, si sta occupando del sito dell’Inviolata. E’ il professionista citato nel comunicato-stampa diramato dal sindaco di Guidonia il 18 dicembre, a conclusione della seduta della Conferenza dei servizi sull’inquinamento della falda idrica sottostante la discarica: Troncarelli, si scrive, «ha dichiarato che possono essere constatati, dai dati offerti dal gestore della discarica, buoni progressi nella riduzione della contaminazione, con la scomparsa delle sostanze organiche nelle acque, anche se permangono preoccupanti presenze di metalli pesanti (manganese, ferro, arsenico soprattutto)». Al medesimo professionista risale «la Valutazione del rischio relativo alla discarica di Viterbo, in località “Le Fornaci”, a firma dei geologi Roberto Troncarelli e M. O.»: una determinazione della Regione Lazio relativa alla «Ecologia Viterbo» e conclusasi con una archiviazione il 14 novembre scorso.
Ognuno giudichi come vuole, dall’ipotetico conflitto di interessi al rientro nella «città dei sette invasi» di Manlio Cerroni – il padrone della ex discarica, degli impianti Tmb dell’Inviolata e di Viterbo –, al profilo della società chiamata a salvare l’umido guidoniano.
Si legge su Internet che «Ecologia Viterbo srl è una società a capitale privato con pluriennale esperienza nel campo della gestione dei rifiuti ed in particolare nella progettazione e realizzazione di impianti per il trattamento dei rifiuti solidi urbani (RSU) finalizzati alla riduzione, recupero e termovalorizzazione degli stessi».
Un biglietto da visita, ricavato senza modifiche dall’home page della società, che però consente di soddisfare un’ulteriore (e maggiore) curiosità, talmente tale da riuscire ad asseverare una interpretazione totalmente non maliziosa. Perché la sede di «Ecologia Viterbo» è in via del Poggio Fiorito 63, Roma, come mostra il prefisso 06 del numero telefonico 5920341. Stesso indirizzo e stessa utenza di Manlio Cerroni – basta sfogliare le lettere sul blog a sua firma –, tanto da far sospettare che in quel recapito alberghino più società facenti capo al Supremo di Malagrotta, meglio ancora al «gruppo».
I NOVE ARRESTI DEL 2015. Della «Ecologia Viterbo srl», a memoria, si rammenta trattarsi dell’azienda che a inizio giugno 2015 venne falcidiata di nove arrestati, con accuse elencate nell’operazione «Vento di maestrale»: truffa – un milione e mezzo di euro a danno dei viterbesi per servizi inesistenti o quasi, come lo spazzamento di strade e giardini da parte della «Viterbo Ambiente». Dall’ordinanza giudiziaria: «nel periodo dal 2006 al 2012 un ingiusto profitto patrimoniale pari a euro 10 milioni 900mila 910 euro, di cui 4 milioni 902mila 507 euro per il minor avviamento del termovalorizzatore e 5 milioni 998mila 403 euro per aumento unilaterale della tariffa di avviamento alla termovalorizzazione».
In aggiunta, si descrive una produzione nulla o di pessima qualità di combustibile da rifiuti –, frode in pubbliche forniture, falso materiale, falso ideologico, abuso d’ufficio. Condite da 9 perquisizioni negli uffici amministrativi di enti pubblici a carico di funzionari addetti al settore rifiuti e presso le sedi legali e operative delle società oggetto di indagine ed il sequestro condizionato dell’impianto di Tmb (trattamento meccanico biologico dei rifiuti). Un’inchiesta che ha condotto al giudizio immediato richiesto dal pm Massimiliano Siddi (e accolto). In cima all’elenco, mputati Francesco Zadotti e l’ex doppio-presidente delle giunte regionali del Lazio, il socialista Bruno Landi (legale rappresentante di «Ecologia Viterbo» fino al 2014). Nell’udienza recente in ordine di tempo, il 18 settembre scorso, è stato chiamato a testimoniare il teste dell’accusa, un militare del Noe, il Nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Roma. Le indagini furono coordinate dal maggiore Pietro Rajola Pescarini e dal colonnello Sergio De Caprio.

Manlio Cerroni con la figlia Monica

Ben 78 costituzioni di parte civile corredano il procedimento: si dichiarano vittime Viterbo e gran parte dei Comuni della Tuscia, i paesi terremotati di Accumuli e Amatrice; Civitavecchia, Santa Marinella, Tolfa e Cerveteri sul litorale romano; le Unioni di Comuni dalla Bassa Sabina alla Valle dell’Olio; l’Ama Roma Spa; l’Avr di Roma; l’Azienda Municipalizzata Sabina srl; Diodoro Ecologia di Fiano Romano; l’impresa Angelo Anselmi di Bagnaia; la Gesta; tre cooperative del Viterbese e diverse altre società.
Curiosità: a quel tempo, Francesco Zadotti era presidente della «Ternana calcio», titolo ereditato da Angelo Deodati, vien da immaginare che giocassero entrambi sul campetto dell’Inviolata. Comunque, più che il pallone, la persona rappresentava uno degli uomini-chiave del «gruppo Cerroni». Al punto da rivestire un ruolo di primo piano nella realizzazione dell’impianto di Tmb locale in quanto amministratore di «Colari Ambiente Guidonia».
Un «partita di giro» torna all’esame dei guidoniani che però, a quanto risulta, non appaiono interessarsene più di tanto.
DA 135 A 181 EURO PIU’ IVA A TON. Gli amministratori si intende. Delle cosiddette maggioranza e opposizioni. I quali – giustificati dalla crisi dovuta al mancato smaltimento dell’organico – hanno concluso la procedura con il «gruppo Cerroni», del quale, appunto, l’«Ecologia Viterbo» fa parte. Immediati i «benefici» che ne verranno. Li ha comunicati l’assessora Manuela Bergamo: ogni tonnellata 181 euro più iva al 10% contro i 135 euro (iva inclusa) corrisposti in precedenza.
Per dire. Le cifre sono state comunicate in «diretta», in aula. Nessuno s’è risentito, nemmeno per  fare scena, nessuno ha detto che per le famiglie sarà una mazzata, che si trattava di una tariffa esosa. In compenso, una parte della discussione s’è soffermata sull’ordine del giorno che vieta l’utilizzo del Tmb sotto sequestro del tribunale di Tivoli, utilizzo posto in alternativa alla lettera firmata dai sindaci contro la discarica di Roma in provincia: «se tu approvi il mio, io voto a favore del tuo». Peccato sia venuto meno il numero legale, poteva venire fuori un altro quadretto da incorniciare.
In verità una (1) proposta, seria, è venuta. Mario Lomuscio ha chiesto al sindaco di inserire nel prossimo bilancio la voce e gli ammennicoli necessari per «costruire un impianto di nostra proprietà». Come si fa? chiedere a Tivoli.