di TOMMASO VERGA
DA DOMANI AL 9 LUGLIO LE ARRINGHE DELLE DIFESE, ultimo atto prima della sentenza. Così il processo “Cutrarà” si avvia verso la conclusione, calendarizzata per il 14 settembre. Contro Nicolò Rizzo, sindaco di Castellammare del Golfo, i sostituti procuratori Francesca Dessì e Gianluca De Leo, hanno chiesto la condanna a due anni. Scegliendo il giudizio con il rito abbreviato, i legali dell’uomo politico hanno cercato di dimostrare la sua estraneità ai fatti contestati, evitando di ricorrere al dibattimento.
Rizzo è accusato di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra, causato dai suoi contatti con Ciccio “Tempesta” Domingo, il capomafia di Castellammare (priva di refusi diversamente dal titolo registrato da Michel Barbet), contro il quale, con il rito ordinario, il processo prosegue invece a Trapani.

Don Mario Pieracci con Nicolò Rizzo

A chi dovesse chiedere il motivo della notizia riguardante il sindaco di Castellammare del Golfo, si dirà che il primo cittadino siciliano venne ospitato da Michel Barbet, omologo di Guidonia Montecelio, il 6 maggio scorso. Occasione, la presentazione del volume di don Mario Pieracci, il prete noto per la debordante presenza sulle tv locali e nazionali. Tema dell’opera, la storia della sua famiglia radicata a Villalba di Guidonia Montecelio dopo il trasferimento in anni lontani dalla cittadina in provincia di Trapani, attualmente governata da Nicolò Rizzo.

Francesco “Tempesta” Domingo

Da Castellammare del Golfo a Villalba di Guidonia il titolo del libro. Che dovrà arricchirsi di un nuovo capitolo, costituito appunto dal processo (e soprattutto dalle conclusioni) al sindaco della cittadina siciliana.
Tra le contestazioni al sindaco di Castellammare del Golfo, gli inquirenti addebitano l’incontro del 18 giugno 2019 nell’abitazione del suocero proprio con Domingo – condannato in passato per essere stato il reggente della “famiglia” –. Rilevanza viene data al fatto che durante il rendez-vous, il sindaco non aveva il cellulare con sé, come dire «non rintracciabile». Secondo la Dda di Palermo (procuratore aggiunto Paolo Guido, i pm De Leo e Dessì), Rizzo «aiutava Francesco Domingo, nonché Lilla e Nicola Di Bartolo, titolari della “Comunità alloggio Madre Teresa” (nella quale era socio di fatto anche Domingo) a ottenere un nuovo immobile ove esercitare detto business, perché potessero proseguire e incrementare l’attività economica».
Il «blitz ‘Cutrarà» si svolse il 16 giugno 2020. Nicolò Rizzo venne interrogato dai magistrati di Palermo. All’uscita dal Palazzo di giustizia disse di «essere sereno poiché ho sempre lavorato in maniera trasparente nell’interesse esclusivo della città».
Secondo l’Agi, le richieste di condanna relative al processo “Cutrarà”, sottoposte al gup di Palermo Annalisa Tesoriere, riguardano undici persone tutte a giudizio con il rito abbreviato, coinvolte nel blitz “Cutrarà”, ad opera dei carabinieri di Trapani.
Complessivamente, la pubblica accusa ha chiesto la condanna a 20 anni di carcere per Antonino Sabella e Salvatore Mercadante, figlio del boss Michele, entrambi già condannati per mafia; 12 anni per Camillo Domingo e Carlo Valenti; 10 anni e otto mesi per Daniele La Sala e Francesco Stabile; 8 anni e dieci mesi per Gaspare Mulè; 6 anni e otto mesi per Francesco Virga; 4 anni e sei mesi per Francesco Di Bono.
L’ultima udienza è stata conclusa dalle parti civili. Oltre al Comune di Castellammare del Golfo, le associazioni «Antiracket e antiusura alcamese», «Antiracket di Trapani», «Codici» e «Castello Libero Ets».