Il Gip Gaspare Sturzo, autore di «Sinopolini»

di TOMMASO VERGA
«I PESCI? QUELLI GROSSI PERO’, I PRIVILEGIATI». Che vuol dire? Di pesci abbiamo già scritto, senza privilegi né privilegiati, fatte salve le pescherie della città appartenenti alla cosca. Perché pesci grossi? «Le dimensioni delle fauci permettono il trasferimento-deposito di cocaina racchiusa in ovuli, utili a trasportarla ove necessita (anche raffinerie), senza rischiare controlli negativi».
Vero? fantasie? Una verifica è impossibile. Riportiamo quanto descritto, immaginando che abbia trovato posto se non nelle intercettazioni o nei dialoghi registrati quantomeno nelle immancabili foto. Una “organizzazione del lavoro” quella escogitata dalla ‘ndrina, che rafforzerebbe l’ipotesi della pluralità degli scopi della ‘ndrangheta “locale” impegnata nelle attività commerciali del Car, il Centro agroalimentare di Guidonia Montecelio. In particolare del mercato ittico come riportato. Alle quali però si deve aggiungere il traffico degli stupefacenti, compravendita che, in realtà, occupa molte pagine dell’ordinanza «Sinopolini» del Gip Gaspare Sturzo.
Tutto materiale probatorio che sosterrà, tra le altre, l’accusa di associazione per delinquere per gran parte dei 43 indagati – 38 in carcere; 5 ai domiciliari – appartenenti alla «propaggine» della cosca Alvaro di Sinopoli (Reggio Calabria) attivi sulla piazza romana.
I quali però certamente dovranno fornire risposta a un quesito più complesso e con articolazioni proprie rispetto a quelli sostenenti il già ipotizzato 416 bis: come potevano trovare “ospitalità” nella sede del Car, il Centro agroalimentare sulla Tiburtina, spingendosi fino ai banchi del mercato, i rappresentanti della ‘ndrangheta, associazione criminale in perenne espansione, i cui esponenti – si legge nell’ordinanza – nemmeno si ritraggono dallo sfoggiare il “titolo” di appartenenza, senza essere minimamente infastiditi né tantomeno impediti. Eppure, non è un segreto, nel CAR staziona perennemente un corpo di vigilanza al servizio dell’azienda.
«Assume l’accusa – si legge nell’ordinanza “Sinopolini” del Gip Gaspare Sturzo –, come nel corso delle indagini era riscontrato un traffico gestito direttamente da M.P. che acquistava diversi tipi della stessa, quale cocaina e hascisc, da A.V. e dal cugino di G.A.». Un commercio dei prodotti aziendali dai connotati «normali» quindi, ortofrutta, pesce, stupefacenti…

L’articolo precedente, pubblicato l’11 maggio 2022, a ridosso dell’azione della DIA appellata «operazione propaggine», era centrato sulle «denominazioni», ovvero sui brand individuati dal crimine organizzato per acquisire attività commerciali, trasferire fittiziamente ragioni sociali, esaminare punti-vendita funzionali alle aree cittadine oltreché a settori merceologici.
«Sinopolini», il nome dell’ordinanza che comprende lo stazionamento della ‘ndrina locale iniziato negli anni 2015/2016 e sicuramente in corso sino al settembre 2020, si deve al Gip Gaspare Sturzo. L’impressione della prima ora si è rafforzata. Visto che la ‘ndrina «locale», a sostegno dell’investimento romano, prima d’altro ha realizzato addirittura un insediamento strategico, fisso, nell’ambito del CAR, il Centro agroalimentare sulla Tiburtina a Guidonia Montecelio, occupando persino un box del settore ittico per rifornire la clientela di fumo e di hashish, ma principalmente di cocaina (purissima, nemmeno tagliata).
Stando a «Sinopolini», trattative e operazioni di natura criminale si concludevano indisturbate nel box che costituiva una sorta di terra libera e liberata estranea al Centro agroalimentare.
Segue la descrizione degli effetti favorevoli agli investigatori dovuti alle intercettazioni: «Quelle telefoniche consentivano di avere contezza dalla viva voce degli appuntamenti, degli ordini di acquisto degli stupefacenti, della consegna della droga, del pagamento di somme di denaro per la stessa, delle richieste di dilazionarne i termini».
Un campo nel quale si indica predominante la figura di M.P. Il quale, come già altre volte, «parlava liberamente del traffico con la sua compagna e complice M.C., come con F.B., personale uomo di fiducia. Con loro, spesso, il dialogo verteva su quanto stava facendo, coinvolgendoli nelle attività illecite o lamentandosi delle difficoltà in cui si veniva a trovare». Dimostrazione della propensione di M.P. ad atteggiarsi come onnipotente conclude il Gip.

L’«auto-girotondo» indisturbato all’interno del CAR

«SUCCESSIVAMENTE, alle ore 17.38.28, l’autovettura di M.P. si fermava in sosta (come ricavato dalle indicazioni fornite dal sistema di localizzazione) all’interno del “CAR Mercati Generali”. M.P. scendeva ed alle ore 17.41.24, saliva nuovamente a bordo». Succedeva poi che il veicolo si muovesse sempre all’interno del CAR, ove M.P. ancora una volta arrestava la marcia per acquistare delle sigarette ed alle ore 17.44 circa il mezzo usciva dal CAR allontanandosi dalla zona. Un girotondo si direbbe necessario allo spaccio di stupefacenti. Controlli? nemmeno a parlarne.
6 gennaio 2017, arriva la Befana. La quale, indossando gli abiti di S.V., consegna a M.P. il quantitativo della sostanza stupefacente concordata.
E’ quanto si apprende qualche giorno prima, il 3 gennaio, allorché, alle ore 11.04 (…), S.V. contattava M.P. per chiedergli che intenzioni avesse, nel contempo giustificandosi per non avergli risposto il giorno precedente (“…bello che dici?…ieri mi sono addormentato e mi sono svegliato alle otto…”) e questi gli faceva presente che era in procinto di partire e che si sarebbero pertanto potuti vedere il 9 gennaio al suo rientro (“…niente…io oggi sto partendo quindi ci vediamo lunedì 9 quando torno…”).
Del resto – puntualizza il Gip Sturzo – che il M.P. avesse, quel giorno, la disponibilità di droga all’interno del CAR – parte della quale veniva appunto ceduta a S.V. nelle circostanze appena indicate – veniva confermato da altra conversazione intercorsa sempre con lo stesso S V. poco dopo la mezzanotte del 25 dicembre 2016 (alle ore 00.04.01), allorché questi, nel replicare alle lamentele del suo interlocutore, lo invitava a ritenersi soddisfatto della sua vita, essendo proprietario di una macchina costosa, titolare di un’attività commerciale di proprietà e disponendo di “venti grammi di merce in ditta” (“…c’hai la macchina da 50 sacchi (50.000 euro), c’hai venti grammi di merce (droga) in ditta, …c’hai la ditta…”).

“La tua mi fa meglio di tutti perché non mi spacca il naso»

Uomo: Uomo non identificato
Marco: M.P.
 

Marco: io penso che vado a prendere il muletto e mi porto via una pedana!
Uomo: (INC. non si sente la voce dell’uomo perché è lontano dalla macchina)
Marco: che ci fa? e vabbe’ me prendo la’ sopra … che sono gamberi la’ …? … sul camion che c’hai sul camion?
Uomo: . (INC. l’uomo si avvicina alla macchina)
Marco: le seppie … si vendono …
Uomo: (è vicino la macchina) che dici?
Marco: e che dico …? ma che cazzo …?
Uomo: E’ ORA NO?!!!
Marco: E’ ORA CHE ME PORTI QUALCHE SOLDO…E TI PRENDI QUALCOSA
Uomo: DEVO ALLENTARE UN ATTIMO…PERCHE’ SENNO’ TROPPO FUORI STO … CAPITO?
Marco: LO SO MA MANCO PORTI I SOLDI PERO’…E’ QUELLA LA COSA BRU…
Uomo: (RIDE) … (INC.)
Marco: …HAI RALLENTATO E NON…E NON PAGHI…NIENTE HAI FERMATO TUTTO …
Uomo: NO ENTRO SABATO QUALCOSA RIUSCIMO, DAI … COSI’ … (INC) … CHE PAGAMENTO… PERCHE’ STO FUORI DI BRUTTO CON QUELL’ALTRA CAPITO? … PERCHE’ QUELL’ALTRA PURE (INC) … PERO’ CAPITO!!!
Marco: VABBE’ MI HAI MESSO IN DISPARTE?
Uomo: NO NON TI HO MESSO IN DISPARTE … ANZI TI POSSO DIRE UNA COSA…? LA TUA E’ QUELLA CHE MI FA MEGLIO DI TUTTI … PERCHE’ NON MI SPACCA IL NASO …
Marco: PERCHE’ NON C’E’ UN CAZZO DENTRO DI TAGLIO …
Uomo: NON MI FA UN CAZZO VERAMENTE …NON MI ATTAPPA…MI ATTAPPA …(INC.)
Marco: PERO’ PARTE IL TAPPO POI…E’ DIVERSO…NON TI RIMANE DENTRO …
Uomo: EH …!!!
Marco: IL GIORNO DOPO…TOF (fonetico) DOPO CHE HAI MANGIATO…TO…PA’ (fonetico) …COME SE NON HAI FATTO NIENTE…TI FA IL TAPPO E’ DIVERSO…DAL MALLOPPO…
Uomo: INVECE NO…C’E’ DELLE VOLTE QUELL’ALTRA MI PIZZICA…CAPITO …?
Marco: (ACCENNA AD UNA RISATA) E’ IL TAGLIO…
Uomo: SI VEDE CHE CI STA QUALCHE COSA CHE NON…
Marco:. (sovrapponendosi) E’ IL TAGLIO…IL MISCHIO…IL MISCHIO L’ANNULLA…
Uomo: PUO ‘ DARSI CHE A ME … A ME MI FA QUESTO EFFETTO … ED AD UN ALTRO NO … PERCHE’ MAGARI … NO … NON PUO’ ESSERE?
Marco: SE C’E’ LA SENTI LA DIFFERENZA …
Uomo: E CERTO …!?
Marco: PURE DE SAPORE …
Uomo: NO NON E’ CHE E’ CATTIVO … PERO’ A ME … MI PIZZICA … CAPITO …
Marco: NA PIZZICATA DENTRO CI STA POI …
Uomo: CAPITO?

L’accusa al pubblico ministero Giovanni Musarò

Il pm Giovanni Musarò, nel «processo Cucchi»

A RACCOGLIERE la titolarità del fascicolo «Sinopolini» (o «propaggine», non fa differenza) è il calabrese Giovanni Musarò, pubblico ministero coordinato dagli aggiunti Michele Prestipino e Ilaria Calò. Oltre ad aver sostenuto l’accusa nel «processo Cucchi», Giovanni Musarò negli ambienti giudiziari è altresì noto per “Crimine infinito”, un’inchiesta che ha fatto scuola in tutta Italia. Infatti, per la prima volta in assoluto, una sentenza della Cassazione ha sancito il principio dell’unitarietà della ‘ndrangheta. “Crimine infinito” supera la visione delle singole cosche, parcellizzate tra loro, dimostrando come la ‘ndrangheta per territorio e per obiettivi si identifica in un’unica organizzazione criminale. A raccogliere la titolarità del fascicolo «propaggine» è il calabrese Giovanni Musarò, pubblico ministero coordinato dagli aggiunti Michele Prestipino e Ilaria Calò.
Proprio a causa di “Crimine infinito”, Musarò passò un brutto quarto d’ora. Prestando attenzione a un boss che chiedeva di essere interrogato, il magistrato venne aggredito da costui a colpi di calci e pugni: «Ho pensato ora mi ammazza, ho avuto veramente paura. Mi avrà dato una cinquantina di pugni e sessanta calci» fino a procurargli la frattura del naso.
Nelle pieghe dell’indagine, anche qui si raffigura la versione «bifronte» della banda. Quella “geografica” – che ribadisce chi detiene il bastone del comando e determina le strategie – e la “propaggine”, delegata ad operare su un mercato, quello capitolino, che fa del commercio il cardine degli affari e della “ripulitura del denaro”.
Si diceva degli interrogatori di garanzia, nei quali quasi tutti gli indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, a cominciare da Vincenzo Alvaro e Antonio Carzo, i due presunti boss della «locale» attiva a Roma dal 2015/2016.
Per le conclusioni, riportiamo quelle del Gip Gaspare Sturzo: «siamo di fronte ad un complesso di vicende, alcune in corso sino al settembre 2020 e comunque con effetti di permanenza quanto a società ed aziende ad oggi gestite con capitali di illecita provenienza, o oggetto di riciclaggio, mostrando come gli indagati sono stati in grado di impedire ogni forma di collaborazione con le autorità giudiziarie, sia delle vittime, come di professionisti non collusi con costoro, nonché degli stessi dipendenti delle aziende e società» (2. continua: relazioni con le organizzazioni del crimine).

L’assenza dei rappresentanti della politica, delle liste, delle istituzioni

NON RISULTA CHE LA “SCOPERTA” dell’infiltrazione ‘ndranghetista nel commercio romano e, soprattutto, nel CAR, abbia “sconvolto” più di tanto coloro che a fenomeni negativi di tale natura dovrebbero prestare un surplus d’attenzione e adottare immediatamente provvedimenti adeguati (a quanto pare, le attività della criminalità organizzata nella Capitale sarebbero iniziate indisturbate 6 anni fa). Il che porta altresì a chiedere quando verrà affrontato il problema della sicurezza e dell’organizzazione del lavoro nel CAR.

Di contro, va registrato che il 10 maggio, il giorno stesso degli arresti e quant’altro, il primo commento  è venuto da Nicola Zingaretti, presidente della giunta regionale: «Grazie alla Dia e alla Dda di Roma per la più importante operazione mai fatta nella Capitale contro la ‘ndrangheta. Le mafie sono un pericolo per la democrazia. Insieme possiamo combatterle». Subito dopo, Roberto Gualtieri, sindaco di Roma e della Città metropolitana: «Un pesante colpo alla criminalità organizzata. Sgominata la prima ‘ndrina dentro la Capitale dedita ad attività mafiose, che mirava al controllo di attività economiche in vari settori. Grazie alla Dia e alla Dda di Roma. Avanti così, contro le mafie, per la giustizia»Francesco Lollobrigida, il sublacense capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera: «Un ringraziamento alla Dia e alla Dda di Roma per l’imponente operazione. Un duro colpo per la ‘ndrangheta e per la criminalità organizzata che da tempo punta a infiltrare anche la Capitale. Il quadro che l’inchiesta sta facendo emergere è estremamente inquietante e dimostra come l’impegno nella lotta contro tutte le mafie debba essere incessante e implacabile».

Tutto qui. Domanda: Ma l’esercito di aspiranti, sindaci, consiglieri comunali, dirigenti di partito, candidati, promotori di liste per le elezioni del 12 giugno a Guidonia Montecelio e chi più ne ha più ne metta? Non un commento, uno solo. Evidentemente, “arriva la ‘ndrangheta”, è stata intesa (comunque senza sbagliare) come tappa del Giro d’Italia; di conseguenza il saluto e lo sventolio di bandierine. © RIPRODUZIONE RISERVATA