Nello Trocchia, autore dell'intervista

Nello Trocchia, autore dell’intervista

di TOMMASO VERGA

“NEL BRESCIANO siete rovinati più di noi. Rifiuti tossici: abbiamo sversato di tutto”. Il racconto del camorrista Nunzio Perrella il boss pentito del Rione Traiano di Napoli , a “Nemo-Nessuno escluso”, la trasmissione di Enrico Lucci andata in onda l’altra sera su Rai2, apre uno scenario inedito, squarcia un diaframma finora mai preso in considerazione: la “terra dei fuochi” è molto più vasta di quanto sinora indicato, i suoi confini sono il Paese-Italia, dal nord al sud gli spazi sono stati utilizzati per i rifiuti, tossici in particolare. Nella testimonianza del pentito, il “sistema” prescelto dalle aziende settentrionali per alleggerirsi dei costi derivanti dallo smaltimento legale.

Una questione ampiamente conosciuta grazie alle numerose indagini. Così come risaputi i metodi operativi prescelti. Il rappresentante legale di una società – sempre risalente a una “casa madre” (in genere residente in un Paese estero) o a una “finanziaria” chiedeva l’utilizzo di spazi liberi, in particolare scavi e cave abbandonate (per il controvalore di dieci lire al chilo per il camorrista e 25 per l’amministratore locale che doveva rilasciare i permessi). In questo modo, la “pratica” si rivelava lecita. Il che non alleggerisce la posizione della camorra ma allarga il ventaglio delle responsabilità. L’altra “strada”, clandestina ma ancor più redditizia, consisteva nel far transitare decine di tir stracolmi di rifiuti tossici per centri di stoccaggio in Toscana e in Umbria, dove il materiale destinato alle discariche di Stato in Campania, diventava “non pericoloso”  La trasformazione ovviamente avveniva solo sui documenti di trasporto mentre i carichi non venivano né sfiorati né controllati. Le discariche pubbliche erano di proprietà dei clan camorristici dell’Alto Napoletano e del Basso Casertano, i quali controllavano legalmente gli invasi attraverso le “scatole cinesi”.

Nunzio Perrella durante l'intervista per

Nunzio Perrella durante l’intervista per “Nemo-Nessuno escluso”

A seguito delle “confessioni” di Perrella, la procura di Brescia ha aperto un fascicolo d’indagine. E il pentito potrebbe essere sentito come persona informata dei fatti. Se la sua versione venisse confermata, sono tante le ipotesi che si aprirebbero. Intanto entrerebbero nella story gli imprenditori bresciani e lombardi coinvolti. Quindi l’accertamento se il traffico s’è fermato oppure continua ancora oggi. Infine, cosa nasconde davvero il comprensorio, allo scopo di conoscere con cosa sono venuti a contatto i cittadini che abitano vicino alle discariche collocate nei paesi del Bresciano indicati dal pentito: “Montichiari, Castegnato, Ospitaletto, Rovato, fino a Mantova“.

Arriva a questo punto l’inedita aggiunta, ugualmente raccolta da Nello Trocchia, il giornalista inviato: “Io ho costruito un tratto di raccordo autostradale in provincia di Roma dice Perrella e sotto abbiamo scaricato tonnellate di rifiuti tossici. Chiunque doveva smaltire olio e ci conosceva ce lo portava e noi lo smaltivamo illegalmente mentre realizzavano i lavori stradali”.

Di cosa parla il pentito, quali i riferimenti? Intanto: a buona ragione non del grande raccordo anulare, il Gra, che si dipana entro i confini di Roma per cui la costruzione (trascurando la non contemporaneità) non ha interessato la provincia. Non altrettanto, per le due opere viarie successive, la “bretella” Fiano-San Cesareo (realizzata nel 1988) e l’A24, la Roma-L’Aquila, inaugurata nel 1969. I “lavori stradali” dei quali parla Perrella potrebbero essere gli ultimi due?

I vigili del fuoco in terra di bonifica

I vigili del fuoco in terra di bonifica

La preferenza inoltre per scavi-cave abbandonate, per chi conosce il territorio dell’est capitolino trova decisa consonanza con lo stato dei luoghi. In passato, a Villanova di Guidonia i cittadini hanno sovente protestato per il via vai di camion che scaricavano, rigorosamente di notte, in un sito dismesso; subito dopo un gruppo di operai interveniva per coprire di terra; a corroborare quanto descritto, una interrogazione al sindaco di Guidonia Montecelio del tempo avanzata da Sabatino Leonetti, consigliere comunale del Pci. A sentire i residente un fatto che non sarebbe cessato. Oppure, il via vai notturno di camion in entrata-uscita da “Stacchini”, l’ex polverificio abbandonato a Tivoli Terme. Per non dire della “magna discarica”, l’Inviolata.

“Nella somma del territorio, tali problemi sono drammatici, anche perché si tratta di un territorio, come voi sapete, pieno di cave e sono numerose le discariche di questo tipo in cui vengono abbandonati i rifiuti” (…) “È evidente che oggi questo genere di attività viene trattato da società che hanno tutti gli strumenti per nascondere la propria attività illegale. Penso alla possibilità che professionisti esperti del settore falsifichino tutti i dati – lo sappiamo benissimo e voi ne avete una panoramica enorme – delle bolle e dei codici che accompagnano i rifiuti, pericolosi e non pericolosi. È un fenomeno sicuramente rilevante e drammatico, non tanto del mio circondario, ma nell’intera regione Lazio” (Luigi de Ficchy, procuratore della Repubblica presso il tribunale di Tivoli, audizione presso la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, 22 giugno 2010). Ad abundantiam, le risultanze della veneziana “Operazione Houdini”  migliaia di tonnellate di rifiuti tossici, spacciati per innocui, smaltiti in discariche di mezza Italia che investirono anche alcuni “colletti bianchi” di Tivoli.

Se la procura di Brescia ha aperto un’indagine a seguito delle “confessioni” di Perrella, gli elementi ci sono tutti perché si verifichi se la “provincia di Roma” della quale parla il pentito comprende l’area Tivoli-Guidonia. Un gesto necessario a sgomberare il campo da incertezze e paure. Ma anche il contrario: perché solo così si potrà intervenire subito.