Alfonso Masini

di TOMMASO VERGA
ALFONSO MASINI, 72 ANNI (E UN MESE). La maggior parte dei quali – almeno 8 lustri – passati in piazza Matteotti 20, sede del municipio di Guidonia Montecelio. Nel quale aspira a rientrare, premunendosi però di fascia tricolore ampia a sufficienza per nascondere l’emblematica «ciambella di salvataggio» di una destra che dava per certa la divisione delle liste, l’impossibilità di un accordo, dichiaratasi alla fine però consenziente sulla sua candidatura a sindaco a patto di non interrompere comunque il contemporaneo lancio di reciproci dardi avvelenati sui soci della coalizione.
Alfonso Masini? E perché non Morena Boleo? Ma vuoi mettere la differente preparazione tra i due? E che c’entra, quando eravamo maggioranza abbiamo mai chiesto a qualcuno quanto fosse preparato? Tira e molla insomma, che spiega, aldilà di ogni ragionevole dubbio, perché Forza Italia (in parte), Lega (in parte), Fratelli d’Italia (in parte) e quant’altri-in-parte, sono arrivati ultimi al completamento della procedura-sindaco.
Si obietterà – giustamente – che bisognava anche tener conto d’una trattativa persa nel tempo a causa della necessità di rammendare inoltre le divisioni interne ai partiti, tra la dozzina di proprietari della «custodia: sindaci in pectore», espressi da ogni formazione nel corso degli ultimi sette anni (dai commissari prefettizi alla giunta 5Stelle). Stupore, vero stupore, per offrire un esempio, per la riacquisita convergenza – horribile dictu – tra Stefano Sassano e Maurizio Massini, i competitor per la supremazia in Forza Italia.
IL CIMITERO ALL’INVIOLATA. Nel futuro personale, è dato per scontato che il candidato Masini porrà particolare attenzione ai gettoni di presenza. Il che però non rappresenta la maggiore singolarità. Che consisterebbe semmai nell’esimersi dall’approfondimento di altre vicende a-politiche oppure giustificare l’approdo nel direttivo dei berlusconiani locali, come se l’incedere dell’età avesse portato con sé il subentro della saggezza.

«Aiutare la gente di Guidonia non è reato»: quante storie per qualche giudice contro Forza Italia e che perciò non approva le assunzioni di Rubeis

Argomento (comunque all’ordine del giorno nonostante risalga a quasi trent’anni fa), il Parco dell’Inviolata. Del quale, a quel tempo, Alfonso Masini (già pensionato) è stato praticamente “custode”, incaricato di redigere il Piano d’assetto dall’ex sindaco-capo dell’Urbanistica guidoniana Umberto Ferrucci. Vi sarebbe stata costruita – la conferma in due atti del Consiglio comunale del 12 gennaio 1995 – la “Città dell’Ambiente”, provvista di un inceneritore per i rifiuti, del casello autostradale e d’un cimitero. Per onorare gli impegni presi con “Eco Italia ’87” si disse. Il disegno non andò a buon fine a causa della legge Severino che privò Ferrucci d’ogni facoltà di decidere (una condanna per abuso d’ufficio). Introducendo invece quella di annullare la nomina di Masini al vertice del Parco.
Forza Italia è sempre stata contraria al Parco e favorevole al TMB. Si presume che il candidato-sindaco non ignori la procedura che volge al termine sull’ormai pressoché certo ampliamento dell’area protetta. Gli si chiede quindi come si regolerebbe stante l’ostracismo dei suoi sodali di partito.
LE COLPE DELLA DESTRA (NO! SEMMAI DI RUBEIS). L’ultima parte dell’illustrazione riguarda la relazione che intercorre tra le giunte capitanate dalla destra in questo secolo e le prospettive benefiche che intendono apportare alla città. Compito facile. Perché i contraenti del «Patto-Masini» sono esattamente gli stessi assisi al vertice della coalizione che per sette anni ha governato Guidonia Montecelio, l’alleanza che ha terminato l’avventura nelle patrie prigioni. Il che muove interrogativi di peso vista la ricomposizione, foglia per foglia, delle spire custodite nel faldone intestato (non solo) a Eligio Rubeis. Identiche “parole d’ordine”, moine di circostanza, stessi personaggi. Che con l’indagine, i processi, le condanne, non c’entrano né ci sono entrati. Tanto che, giunti alla data del nuovo esame, dall’avatar si è passati alla «coalizione». Si chiama «Rubeis senza Rubeis».
Che potrebbe indurre a valutare in positivo il cambio di verso dei berlusconiani soci di partito: «Rubeis senza Rubeis»? Come si vede ci siamo riscattati, abbiamo ripulito Forza Italia e la coalizione escludendo il peso dell’ex sindaco di Guidonia Montecelio». Peccato che tutti precedenti indichino il contrario. A cominciare da quel manifesto secondo il quale non è reato che il sindaco promuova le assunzioni.

Il secondo tempo non è andato a buon fine. Dalla panchina, Alfonso Masini prende il posto di Eligio Rubeis

CERTEZZE E DELUSIONI. Motivo conclusivo del ritardo, “la consapevolezza”. Frutto dell’autocoscienza. Che non sono andate a risiedere altrove, invece divenute parte di un disegno assolutamente originale: distribuire i propri rappresentanti nella trentina di liste che si presenteranno a maggio-giugno prossimi – potrebbe votarsi domenica 22 e lunedì 23 maggio 2022; ma non va escluso un rinvio in autunno, ottobre in particolare –. In sostanza: seminare candidati ovunque.
Soluzione che potrebbe supplire alla probabilità che nella prossima assemblea cittadina non vi sia nemmeno traccia delle sigle dei partiti che per aver governato Guidonia Montecelio fino a 7 anni fa, modificarono il brand da «Città dell’aria» a «Città dell’ora d’aria». Dicono che abbia fatto bene innanzitutto ai partiti stessi.