Vitaliano De Salazar, direttore generale della Rm5

Vitaliano De Salazar, direttore generale della Rm5

di TOMMASO VERGA

UNA DELIBERA in controtendenza, una dispendiosa (e scandalosa) erogazione di soldi pubblici che è venuta a cessare: dal 13 maggio la Rm5 ha deciso il “recesso parziale” del contratto di locazione stipulato il 24 gennaio 2013 – e della successiva integrazione di cinque giorni dopo – con l’Ihg (Italian hospital group). Conseguenza: la palazzina ‘G’ non serve più e la Asl la cancella dai bilanci. Un risparmio di 384.627,65 euro annui.

Intanto, cos’è la ‘palazzina G’? I lettori ricorderanno il ‘caso’ descritto dal nostro blog: sin dalla firma del contratto l’azienda sanitaria non ha usufruito della ‘G’ e dei relativi locali neppure per un giorno (www.hinterlandweb.it del 16 gennaio 2016). Unitamente ad altre due costruzioni (la I e la F), l’edificio è parte del distretto di Guidonia Montecelio della Rm5, tutto insediato nel perimetro dell’Ihg, dopo il trasferimento da via Fratelli Gualandi. Già tre anni fa il padiglione ‘G’ non era utilizzabile visto che nel contratto di locazione si legge “sarà pronto… non prima del giugno 2014”. Togliendo l’anno sarebbe tutto in regola.

Scorrendo la delibera firmata da Vitaliano De Salazar, il direttore generale della Rm5, si apprendono i motivi del “ritardo”. Le opere concordate sono rimaste allo stato di progetto perché il complesso era stato posto sotto sequestro dal pm Giuseppe Cascini, titolare dell’indagine per evasione fiscale a carico dell’avvocato Giovanni Lombardi Stronati, ex presidente del Siena calcio. Finito nelle maglie dell’agenzia delle entrate, ne è uscito tramite il concordato versamento di 60 milioni di euro. Nelle disponibilità del finanziere anche la Ics, proprietaria del complesso utilizzato dall’Italian hospital group. Con la formula del leasing verosimilmente. Quindi: “i lavori sono rimasti sospesi in quanto la Procura della Repubblica di Roma aveva nominato un commissario straordinario per la gestione dei beni” si chiarisce nella delibera della Asl. Che precisa: “anche sotto questo aspetto non è opportuno proseguire in un rapporto contrattuale che potrebbe essere problematico”.

L'Italian hospital group

L’Italian hospital group

Ma a cosa serviva la palazzina ‘G’? Inizialmente avrebbe dovuto ospitare il servizio di prevenzione ed altre attività decentrate presso il Car (il Centro agroalimentare). Poi, con la presa di possesso dell’interrato – costo: altri 35 mila euro di canone – sarebbe servita quale ripostiglio delle ricette farmaceutiche. Infine – a causa della “dematerializzazione” dei foglietti rosa trasferiti online – la decisione del pronto soccorso, in sostituzione di quello del Dea (acronimo di Dipartimento d’emergenza e accettazione) dell’ospedale di Tivoli (aspetto tenuto scrupolosamente riservato: si immaginano senza difficoltà le reazioni). Una questione nemmeno ipotizzabile la definisce lo stesso De Salazar, che però attraverso la delibera di una settimana fa non chiarisce del tutto.

Iniziava il 2014 e il pronto soccorso, ennesima destinazione della palazzina ‘G’, diventò titolo dei giornali. “Finalmente” il commento prevalente. Salvo che… non si poteva (né si può) fare. Perché l’idea di Giuseppe Caroli, direttore generale della RmG del tempo, cozzava contro la specifica normativa che regolamenta il servizio sanitario: a) nemmeno un cenno nell’atto aziendale; b) nessuna autorizzazione della Regione Lazio. Oltre al fatto che un pronto soccorso interno a un complesso privo di ospedale avrebbe reso il servizio un’avventura complicata per gli addetti e soprattutto per l’utenza. Sin qui le osservazioni dell’attuale dg della Asl che, di conseguenza, ha deciso la revoca del tutto.

Però, come mai, dopo la richiesta di Caroli all’Ihg del febbraio 2014 di “modificare il progetto di ristrutturazione del ‘padiglione G’ al fine di allocarvi le attività di pronto soccorso del Dea dell’ospedale di Tivoli”, e la riunione, febbraio 2015, avente per oggetto “definizione lavori completamento ‘padiglione G’ e conseguente ripresa dei lavori”, sia stato possibile intervenire nel merito della nuova destinazione, avviare le opere e lasciare l’”incompiuta” ai posteri? Non c’era lo stop della magistratura? E relativamente alla delibera sulla destinazione, come hanno potuto i dirigenti dei settori della Asl convenire sulla “fondazione” di un servizio che soltanto dopo qualche mese (dicembre 2015) dai medesimi veniva dichiarato non “legale”? Infine: tutto il tran-tran quanto è costato alle casse pubbliche? Perché, mentre si afferma che nel triennio l’erogazione del fitto per la palazzina ‘G’, seppure postato in bilancio, non è mai stata corrisposta all’Ihg, nulla si dice per i lavori dell’”incompiuta”. Vedremo se ci saranno chiarimenti.

Da quanto si capisce, l’Italian hospital group non l’ha presa bene. Anche se la cosa non risulta abbia influenzato né intimidito il direttore generale. È venuto a “mancare l’interesse pubblico al mantenimento del contratto”. Nella delibera è scritto proprio così. Sarebbe fantastico all’occorrenza leggerlo su altri atti dell’amministrazione statale.