di TOMMASO VERGA
«IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE per il Lazio (Sezione Seconda bis), definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe indicato, accoglie parzialmente, ai sensi e nei termini di cui in motivazione, la domanda di annullamento e rigetta la domanda risarcitoria». Per cui la «Str spa» – la cava di Filippo Lippiello presieduta da Filippo Lattanzi – può continuare a estrarre il travertino. Una vittoria indubbiamente. Che però soffre della mancata risposta alla questione principale: riuscirà «Str spa» ad ottenere dalla Regione Lazio equivalente risposta alla «Richiesta di rinnovo Aut. 6/2 PRO/AC del 19/01/2012»?

Little Tony

Una sentenza quella del Tar di ieri, decisamente articolata, che si immagina non soddisfi i contendenti (una platea molto diversa dalla iniziale) di un anno e mezzo fa, allorché la «Str spa» avanzò il ricorso al Tar del Lazio. Il quale (non così nettamente) ieri s’è espresso, tracciando nelle 24 pagine principalmente una serie di avvertenze e prescrizioni che non faranno dormire sonni tranquilli a nessuno dei soggetti tirati in ballo dalla «Str Spa»: non solo il sindaco del Comune di Guidonia Montecelio, ma anche la Regione Lazio; la procura della Repubblica di Tivoli; Paola Piseddu e Donatella Petricca, dirigenti dell’ente locale. Ciascuno per la sua parte dovrà valutare cosa fare (Michel Barbet ha deciso da tempo; tanto che ieri ha fatto cin-cin, una libagione. Strani brindisi: un anno e mezzo orsono fu protagonista passivo degli scontri di piazza, ieri ha vinto). Alla fine, solleverà gli animi il tiburtino Little Tony, Non finisce qui.

I sopralluoghi strumentali della ditta esterna? Mah, si sono smarriti

Filippo Lippiello

Per esaminare la sentenza nel merito, necessita risalire alle origini del casus belli, alle accuse di illegittimità nell’attività produttiva avanzate da Paola Piseddu, all’epoca dirigente comunale del settore, le quali, procurando un «danno ambientale», avrebbero dato sostanza alla revoca dell’autorizzazione a proseguire l’attività. Era il 10 agosto 2018. Dal Tar, il divieto viene qualificato poco più che un’opinione, visto che si fonda su sopralluoghi – del Comune, propedeutici alla restrizione –, che si sono svolti de visu, senza ricorso all’apposita strumentazione.
In verità, nel verbale, proprio la Piseddu non mancò di sottolineare la necessità dell’accertamento «strumentale» (che lei stessa non potè svolgere in quanto trasferita al settore Commercio del Comune). Rilevazione che sarebbe stata comunque eseguita da una ditta «esterna» prima di smarrirsi nelle «pieghe» del Palazzo. E’ un fatto che quel documento mai è stato recapitato ai giudici amministrativi.
Il 21 febbraio (un mese fa), in analogia con Paola Piseddu, identica procedura viene adottata da Egidio Santamaria, odierno dirigente comunale. Il sopralluogo è dovuto a un ricorso della Str spa «meritevole di accoglimento». Il verbale «visivo» annulla lapidariamente le violazioni segnalate da Paola Piseddu, tanto che «i lavori estrattivi eseguiti, oggetto della presente verifica, ai sensi dell’articolo 16 della legge regionale 17/2004, sono risultati conformi a quelle previste  (testuale, ndr) negli atti autorizzatori nonché alle previsioni progettuali di cui all’atto di autorizzazione» (pur ignorando l’origine del «presentimento», il 30 gennaio la ex dirigente segnalò alla responsabile anticorruzione del Comune, la segretaria generale Livia Lardo, gli effetti negativi del programmato sopralluogo bis di Egidio Santamaria).

I sopralluoghi «a occhio»? utili anche all’avvocato Andrea Guarino

Flaminia Tosini

Riservato agli amanti del paradosso: il verbale di carta generica viene depositato dall’avvocato Andrea Guarino nel fascicolo contenente le tesi della Str Spa al Tar. La presidente Elena Stanizzi, nell’udienza del 26 febbraio, non lo prende in considerazione rispondendo al professionista che il dibattimento si svolge su documenti precedenti, quindi il verbale da esaminare è quello della Piseddu. Una «botta di fortuna» per la Str Spa, che altrimenti sarebbe rimasta schiacciata sotto un pezzo di carta generica.
Contenente una sfilza di nomi, compreso quello di Flaminia Tosini, direttrice delle Politiche ambientali e del ciclo dei rifiuti della Regione Lazio (motivo per cui è nella dozzina degli indagati per i quali il sostituto procuratore Andrea Galanti ha chiesto il rinvio a giudizio per il «caso Inviolata»).
Sull’argomento «polizze fideiussorie» la dirigente scrive a verbale che il tema non rientra nelle sue competenze. Un po’ singolare. Perché, essendo la responsabile regionale dell’Ambiente, come può ritenere non appartenere alla propria area un eventuale danno ambientale comprovato da una «verifica strumentale» (che a questo non si potrà evitare).
Nel 2018 era stata la dirigente della Pisana, presente al sopralluogo del 21 febbraio con Egidio Santamaria, a chiudere negativamente, con la sua firma, la «pratica» Str spa. Ne fa fede il Burl (il Bollettino ufficiale della Regione Lazio) del 16 ottobre 2018. Per chiarezza (e per memoria): non era di Michel Barbet l’atto di chiusura della cava (d’altronde nemmeno rientrava nei suoi poteri) quanto dell’ingegnere Flaminia Tosini (a difesa una tantum del sindaco si dirà che tutti i detrattori – almeno in questa circostanza – non sapevano di cosa parlavano, ignoranti totali delle cose e degli atti; tutta propaganda).
Adesso, ci si chiede, cosa farà la Tosini? Riaprirà il tavolo per la Valutazione di impatto ambientale? riterrà sufficiente il pezzo di carta generica? Attenderà un sopralluogo in perfetta regola? Dirà come e perché ha ritenuto il verbale di Paola Piseddu funzionale alla conclusione negativa della procedura, così come al contrario – la sua firma è sul verbale – quello di Egidio Santamaria: i due dirigenti hanno preso in esame un «impianto» diverso?

Perché le garanzie fideiussorie sono finite alla Corte dei conti

Relativamente alle polizze assicurative della «Str spa», nella sentenza si legge che: «In considerazione dell’andamento complessivo della vicenda, per quanto segnatamente concerne la scadenza della garanzia fideiussoria che non consta essere stata ancora sostituita, il Collegio dispone la trasmissione, in via telematica, della presente decisione e di tutti gli atti del presente giudizio, alla Procura regionale della Corte dei conti per quanto eventualmente di competenza».
Cosa vuol dire? Un altro problema sollevato dal Tar. A fronte del fallimento della danese «Alpha Insurance A/S», la «Str spa» s’è trovata «scoperta», non rinnovando però la garanzia fideiussoria con altre compagnie assicuratrici, italiane e non. Ottenendo tre rinvii dal Comune – trenta giorni, poi altri venti, infine ulteriori due mesi – per provvedere all’incombenza. 120 giorni in totale. Cosa che il Tar non ha ritenuto ammissibile. In mancanza della polizza, l’ente avrebbe dovuto provvedere alla sospensione dell’attività. Quel procedimento offrirà di certo altre interpretazioni.
La conclusione specifica quel «parzialmente» che si legge nella sentenza. Sta a dire che nessuno ha vinto. Tanto che alla Str Spa non è stato riconosciuta (anzi, viene «rigettata») la domanda risarcitoria così come si ritengono compensate tra le parti le spese di giudizio. Non finisce qui.