di TOMMASO VERGA
Uno (il sindaco 5stelle di Guidonia Montecelio) alla giornalista di Report risponde che in Comune le carte non si trovano, ne consegue che l’agibilità per i villini lesionati non la può rilasciare. L’altro (il civico multicolorato di Tivoli) titolare del 60% del pacchetto azionario della «Acque Albule spa», ovviamente riversa la colpa sulle cave di travertino. Se nella sua giunta fosse ancora assessore alle Attività produttive Serafino Caucci (il più grosso esponente della categoria dei «travertinari» se ne andò a fine gennaio 2016), chissà quale teoria avrebbe imbracciato il sindaco. Galeotto fu il litigio…
Nessuno dei due comunque è sembrato appassionarsi più di tanto alle sorti dei residenti degli «almeno 140 edifici che risultano seriamente danneggiati e attualmente non esiste alcuna certezza sulle strategie da adottare per arginare il fenomeno né è possibile prevedere quanto ancora durerà lo stato attuale di solidità apparente» (risultato di uno dei numerosi incontri sulla subsidenza, del 26 aprile 2006). A vedere e sentire, nulla è cambiato. Nemmeno gli stati d’animo. La stanchezza delle persone e delle famiglie fa pendant con sindaci sempre  accondiscendenti nei riguardi degli «enti superiori». Se si chiedesse ai due primi cittadini cosa ne pensano della formazione in fieri di un nuovo Comune che cancellerebbe i confinanti quartieri di Villalba di Guidonia Montecelio e Tivoli Terme, la risposta potrebbe essere «facciano pure, una rogna di meno».
Scendendo dall’iperbole sul pianeta Rai3, dopo aver girato per stabilimenti termali di varia natura sparsi in Italia, la telecamera ha fatto sosta a Tivoli-Guidonia Montecelio, il terzo comune del Lazio unito sul tema alla città delle Ville dell’Unesco. Il senso voleva essere quello di raccontare come la subsidenza abbia devastato l’area tiburtina. Un evento che, dal 2004, insieme ai sinkhole, ha provocato un dissesto idrogeologico di vasta portata, certo non riscontrabile altrove, sconvolgendo il territorio al punto che non si conosce (né l’azienda chiarisce) se ancora le Albule sono alimentate dall’acqua solfurea oppure da H2O.
La testimonianza l’hanno offerta le riprese tv. Le sorgenti che da millenni alimentano le piscine delle Acque Albule, i laghi della Regina (nei cui pressi venne imprigionata Zenobia, la leggendaria imperatrice della siriana Palmira) e delle Colonnelle, sono ridotte a pozze scarseggianti di liquido. In compenso, nessuna cintura di protezione e un campo di nomadi stanziali (la foto in alto offre la dimensione del problema).

L’ARPA CERTIFICA L’INQUINAMENTO

Persone che vivono nei pressi, introducono la domanda se le acque sono esenti da inquinamento. Solo in teoria, in pratica i fatti depongono diversamente. 13 luglio 2016, nel bel mezzo della stagione estiva alle terme si presenta «Arpa Lazio», l’Agenzia regionale protezione ambientale. Tra i suoi compiti l’incarico di verificare le acque, la cui integrità deve corrispondere ai parametri fissati dalla norma «ai sensi del Dpr 470/82». E se trova, come avvenuto, coliformi e streptococchi? Non succede niente. Perché «non essendoci consumo umano», la difformità va inclusa nel catalogo «rischi nulli».
Tornando alla subsidenza, il servizio ha rammentato che la Regione Lazio nel 2005 deliberò lo «stato di calamità» (confermato dal governo di Romano Prodi) sborsando quindi la bellezza di 62 milioni di euro per risanare le abitazioni: i palazzoni delle coop a Tivoli Terme, i villini a Villalba. Che neppure bastarono come si è visto in tv. Alcuni interventi non sono mai risultati operativi, ci sono edifici rimasti piegati di lato (in via dei Platani al Bivio di Guidonia), il sottosuolo ha ripreso a tremare.
Ancora oggi ci si interroga sui motivi che la Pisana addusse a sostegno d’una decisione incomprensibile: del risanamento degli edifici se ne dovettero far carico le finanze pubbliche.

NOLASCO: PARI COLPA TERME-TRAVERTINO

Le cave di travertino destinate a diventare laghetti di acqua solfurea

Benché le cause del dissesto non si prestassero a equivoci: per l’ente erano da addebitare in egual misura all’emungimento forzato da parte della «Terme Acque Albule spa» e alle pompe delle cave di travertino: così la relazione di Francesco Nolasco, il dirigente del «Servizio geologico Regione Lazio». Per estrarre la pietra in profondità, l’escavazione «sfasciava» la falda idrica obbligando le aziende a «risucchiare» l’acqua onde lasciare libero lo spazio interessato al giacimento. Una procedura tuttora in vigore, senza cautele. Al resto provvede l’Aniene.
Un motivo di valutazione venne fornito a quel tempo dalla proposta di abbandonare Villalba e ricostruirla da un’altra parte. Caricando l’onere sulle aziende del travertino alle quali di contro rimaneva la possibilità di scavare sotto le attuali abitazioni. La proposta venne illustrata da Vezio De Lucia, l’autore del progetto di recupero di Bagnoli a Napoli, un luminare dell’urbanistica italiana. Ma venne respinta dagli abitanti di Villalba.
Il servizio di Report s’è fermato alla registrazione dei fatti passati. Nulla sugli eventi seguenti, sull’autorizzazione rilasciata dal Comune di Tivoli all’azionista privato di poter gestire l’azienda fino al 2031, data di scadenza della «concessione secolare» delle acque in esclusiva a Palazzo San Bernardino.

SORGENTI A 50 E PIU’ METRI DI PROFONDITA’

Un approfondimento che avrebbe condotto in video Bartolomeo Terranova – inesistente per il servizio di Report –, firmatario della richiesta di amministrare le Terme fino a quella data. Per come stanno muovendo i pezzi sulla scacchiera, non tutti i personaggi dicono quel che intendono. Perché, ci si chiede, nel recente accordo con il Comune, la società Acque Albule ha inteso tenere per sé l’area sostanzialmente abbandonata del Prusst sul lato est dell’impianto termale? Che ne pensano (gli stessi soggetti) dalla eventualità di captare l’«acqua calda a 80 gradi a 50 metri di profondità» (e oltre)? Potrebbe rappresentare un investimento da azzardare, la strada di salvezza del complesso termale? Qualcuno ci sta pensando. Qualcuno sta operando. Già, e la subsidenza? e il dissesto idrogeologico?